LIBRI DI DOMANI



Tommy aveva trovato in soffitta un vero libro, del tempo di suo nonno, quando tutte le storie, belle o brutte, erano stampate su carta.

- Che spreconi! - disse Tommy - quando un libro era letto non restava che buttarlo. Invece alla televisione passano non so quanti libri e lo schermo serve sempre.

- Di che cosa parla? - chiese Margie.
- Di scuola.
Margie restò delusa, visto che odiava la scuola, da quando il suo  maestro meccanico le aveva assegnato molte prove di geografia.

- Perché debbono parlare sempre di scuola?
- Ma non è la nostra scuola. È la vecchia scuola, com'era centinaia di anni fa. Non c'era il maestro meccanico, ma un uomo che spiegava le lezioni, interrogava gli allievi, assegnava i compiti.

- Impossibile! Inoltre io non vorrei un estraneo in casa perché mi facesse lezione!
- Non sai proprio niente tu! I professori non stavano in casa degli allievi. C'era una sede speciale e tutti i ragazzi ci andavano.

Margie si mise a sfogliare il libro.
La madre chiamò: - Margie! A lezione!
Margie andò nella stanza dove l'aspettava il maestro meccanico. Lo schermo era acceso.

- La lezione di oggi tratterà delle frazioni, - disse la macchina - inserire nell'apposito foro il compito di ieri.

Con un sospiro Margie obbedì. Intanto pensava alla scuola di una volta quando tutti i bambini del quartiere studiavano insieme e potevano aiutarsi.
Quando i professori erano delle persone...
(Isaac Asimov - "La prova del nove")



Eravamo solo nel 1968 e già Isaac Asimov aveva intuito dove saremmo arrivati oggi.
Il suo racconto presenta in anteprima la possibilità di avere i libri on-line (anche se ovviamente non utilizza ancora questo termine) e di seguire corsi da casa direttamente dal computer (che lui chiama maestro-meccanico).


Quando si dice prevedere il futuro.....

Sarò breve.
Ebbene sì, toglietevi quell'espressione scettica dal viso: ho deciso che stasera vi presenterò solo i due nodi principali dell'argomento, e poi lascerò a voi la palla. Che ne esca un passaggio o un cross, un assist o un goal, sta a voi condurre il gioco.


Dunque:

1) Non amo particolarmente i libri on-line, nonostante ne riconosca la comodità e il risparmio - in denaro e in carta; preferisco tuttavia entrare in una libreria, scegliere un libro osservando la copertina, toccandolo, sfogliandolo, odorando il buon profumo di carta...
E anche una volta a casa poi, volete mettere la comodità del divano e il piacere di sfogliare pagina dopo pagina, vedendo la parte destra che si assottiglia sempre più mentre la sinistra pian piano aumenta...?


2) Il maestro-meccanico, ovvero i corsi on-line. Sì, certo, anche questi sono comodi, stando a casa segui le lezioni, invii gli elaborati tramite internet, ti vengono restituiti corretti (credo).... ma a me, il rapporto umano, manca.
Non parliamo poi dei picinin!
Ricordo che qualche anno fa la Ministra Moratti, in un impeto di follia, se ne uscì con questa bella pensata: 
A che servono gli specialisti d'inglese? Basta avere in classe un videoregistratore e videocassette in lingua originale: mezz'oretta al giorno, e il gioco è fatto!
O bela gioia! T'è gnu granda anca ti parché ag vena grand anca i'albar!
Ma che ne sai tu, donna della grande Milano, di cosa significhi far scuola?
Insegnare davvero? Far amare la materia, l'argomento, far provare interesse ai bambini...? Una macchina? Ci vuoi mettere una macchina?


Eppure, amici miei, ho come il presentimento che un domani verremo soppiantati da schermi e circuiti, videocamere e microfoni, file e cartelle...
E le cartelle, quelle vere, finiranno in soffitta come i libri.

Forse non sono stata proprio breve quanto avreste voluto, ma vi giuro che lo sono stata molto più di quanto non avrei voluto io!

E adesso dite la vostra: mettetevi comodi sui divanetti di velluto, sulle sedie imbottite, le luci non sono troppo forti per non dar fastidio, la musica in sottofondo è piacevole e rilassante... tutto è pronto per iniziare la discussione.


Cosa? Ah, sì, certo: è aperto anche il bar! E stasera offre la casa.
Quindi... via al dibattito!


Giusy

LA PIGRIZIA



La pigrizia andò al mercato
ed un cavolo comprò,
mezzogiorno era suonato
quando a casa ritornò.

Cercò l'acqua, accese il fuoco,
si sedette e riposò,
ed intanto a poco a poco
anche il sole tramontò.

Così persa ormai la lena
sola al buio ella restò,
ed a letto senza cena
la comare se ne andò.



Ho imparato questa filastrocca più di quarant'anni fa, e ancora la ricordo, staziona viva e fresca nella mia mente. Perché? Perché ogni tanto me la ripeto, soprattutto quando mi prendono quelle botte di pigrizia assoluta, come appunto sta succedendo oggi.

Avete presente quelle giornate in cui tutto sembra inutile e rimandabile?
Giornate grigie e bigie in cui l'unica cosa che sembra avere un senso è starsene sul divano, sotto un piumino, con un bel libro tra le mani?


Ecco, oggi è una di quelle giornate.

Solo che per me, fino a poco tempo fa, non era affatto una situazione abituale, anzi...! Vedo gente faccio cose, era il mio motto. Ora, più passano gli anni, più mi sento addosso quella stanchezza che mai mi sarei aspettata: è anche questo uno dei motivi che mi ha portato a quella crisi d'inizio ottobre, o giù di lì,.... ricordate?

Quando ti accorgi che quello che sembrava avere la massima priorità adesso è solo un fatto collaterale, un contorno alla pietanza principale, un momento della giornata di importanza marginale.......

Quando ti accorgi che in fin dei conti tu vieni prima di tutto il resto e che, mondo mandarino!, se ho voglia di prendermi una mezza giornata di pausa... Chi danneggio? Nessuno. Chi se ne accorge? Nessuno. Chi protesta? Nessuno.


Nessuno se non io, me, me stessa, la sottoscritta, moi........... 

Ma io oggi ho deciso di chiudere un occhio e di concedermi una pausa, di corteggiare quella pigrizia che rimase senza cena perché non c'erano ancora le pizzerie e i take away, e magari stasera, io e lei insieme, ci faremo omaggio di una bella pizza o di un kebab, di un McDonald o di un involtino primavera, che importa? Tutto fa brodo, come disse il saggio.

Quindi, beccatevi questa verità sull'età che avanza (sarà stata anche questa mail a cambiarmi l'umore oggi? Uhm....... può essere!) e nel frattempo penserò a qualcosa d'interessante da sottoporre domani alla vostra attenzione, che so sempre bella vigile e pronta!


Perdonate la sciatteria del post odierno, mi ricarico un attimo le duracell e torno "Ercolinosemprinpiedi" come e più di prima.

Ecco qua: 


 
   SADAE ( Sindrome di Attenzione Deficitaria Attivata dall'Età )

    Si manifesta così:

   Decidi di lavare la  macchina

   Mentre ti avvii al garage vedi che c'è posta  sul mobiletto dell'entrata:

   decidi di  controllare prima la posta.

   Lasci le chiavi della  macchina sul mobiletto per buttare le buste vuote  e la  pubblicità nella spazzatura e ti rendi conto che il secchio è  strapieno.

  Visto che fra la posta hai trovato una fattura  decidi di approfittare
  del fatto che esci a buttare la  spazzatura per andare  fino in banca
  ( che sta dietro  l'angolo) per pagare la fattura con un  assegno.

     Prendi dalla tasca il porta assegni e vedi che non hai  assegni.

    Vai su in camera a prendere l'altro  libretto e, sul comodino,
trovi una lattina di coca cola  che stavi bevendo poco prima
e che t'eri dimenticata  lì.

    La sposti per cercare il libretto degli assegni  e senti  che è calda...
allora decidi di portarla in  frigo.

    Mentre esci dalla camera vedi sul comò i fiori
che ti ha regalato tua figlia 
e ti ricordi che li devi mettere in acqua.

    Posi la coca cola sul  comò e lì trovi gli occhiali da vista
che è tutta la mattina che cerchi.

    Decidi di portarli  nello studio e  poi metterai i fiori nell'acqua.

    Mentre vai in cucina  a  cercare un vaso e portare gli occhiali sulla scrivania, 
con la coda dell'occhio improvvisamente vedi un telecomando: 

    qualcuno deve averlo dimenticato lì 
(ricordi che ieri sera siete diventati pazzi  cercandolo).

    Decidi di portarlo in sala (al posto  suo!!), appoggi gli occhiali sul frigo,
non trovi nulla per i  fiori, prendi un bicchiere  alto
e lo riempi di  acqua... (intanto li metti qui dentro....).

    Torni in  camera con il bicchiere in mano, posi il telecomando sul comò  
e metti i fiori nel recipiente,
che non è adatto, naturalmente....

    ......e ti cade un bel po' di acqua..... (  mannaggia!!!),
riprendi il telecomando in mano e vai in cucina a prendere uno straccio.

    Lasci il telecomando sul  tavolo della cucina ed esci..........
cerchi di ricordarti che  dovevi fare con lo straccio che hai in  mano....... 


  
Conclusione

   - Sono trascorse due ore:

    - non hai lavato la macchina,

   - non hai pagato  la fattura,

   - il secchio della spazzatura è ancora  pieno,

   - c'è una lattina di coca cola calda sul  comò,

   - non hai messo i fiori in un vaso  decente,

   - nel porta assegni non c'è un  assegno,

   - non trovi più il telecomando della  televisione

   - né i tuoi occhiali,

    - c'è una macchiaccia sul parquet in camera da letto

    - e non hai idea di dove siano le chiavi della  macchina!! 


   
Ti fermi a  pensare:

   Come può essere?
Non hai fatto nulla tutta la mattina,
ma non hai avuto un momento di respiro......
Mah!! 


     
      E non  ridere perché se ancora non ti è successo...
ti succederà!!!


 
Giusy
 

 

GLI OGGETTI



Fra tutti gli oggetti più cari
sono per me quelli usati.
Storti agli orli e ammaccati, i recipienti di rame
i coltelli e le forchette che hanno di
legno i manici,
lucidi per tante mani; simili forme
mi paion di tutte le più nobili.
Come le lastre di pietra
intorno a case antiche, da tanti passi lise,
levigate,
e fra cui crescono erbe,
codesti sono oggetti felici.
(Bertolt Brecht)



C'ERA UNA VOLTA



C'era, un po' in ombra, il focolaio; aveva
arnesi, intorno, di rame. Su quello
si chinava la madre col soffietto,
e uscivano faville.

C'era, nel mezzo, una tavola dove
versava antica donna le provviste.
Il mattarello vi allungava a tondo
la pasta molle.

C'era dipinta, di verde, una stia
e la gallina in libertà raspava.
Due mastelli, là sopra, riflettevano
colmi gli oggetti.
(Umberto Saba)



Non fraintendetemi: non è che io abbia nostalgia del passato, non nel senso che si dà comunemente alla parola "nostalgia".
Semmai, nostalgia dell'atmosfera che si respirava allora... anche se devo ammettere che i miei occhi di bambina vedevano tutto sotto una luce edulcorata. Quando ne parlo con mia mamma, lei mi dice: "Eeee... tu non sai... non sai....!"

No, io non so, so solo quello che ricordo.


Ricordo, ad esempio, che quando ero piccina picciò si viveva tutti in un'unica casa: la nonna paterna (il nonno era mancato l'anno prima che nascessi... ah, tra l'altro, scusate la divagazione, ho anche scoperto che quello fu il motivo della mia esistenza in questo mondo: nonna non si riprendeva - il nonno morì improvvisamente, ancora giovane, per un infarto - e allora i miei decisero di regalarle un nipotino per "svagarla via", ovvìa, un trastullo, uno scacciapensieri.... fa bene sapere di essere stata ardentemente desiderata!), le due zie ancora da maritare, lo zio più giovane e noi tre. L'altro zio, il primogenito, abitava con la moglie e i due figli in una casa nello stesso cortile: praticamente porta a porta. Era un tipico esempio di famiglia matriarcale, insomma...


Ricordo che quando si faceva il bucato era una cerimonia: pentoloni d'acqua che ribollivano, tini e mastelli così grandi che se vi fossi caduta dentro sarei annegata, i famosi "assi da lavare", un asse con il posto per il sapone in un angolo in alto a destra, grossi bastoni che servivano a girar lenzuola finché l'acqua non raggiungeva una temperatura ideale per immergervi le mani... e poi il risciacquo alla roggia prima, alla pompa del cortile poi (meraviglia! non occorreva più trasportare quei pesanti mastelli fino alla roggia!). Altro che ammorbidente... la sera le lenzuola pulite nel letto scricchiolavano come carta da zucchero!


Già... la carta da zucchero... quella magnifica carta viola-blu in cui la negoziante (l'Adriana... "giochiamo all'Adriana!" dicevamo noi bambini, convinti che fosse il nome del negozio e non della persona) ci vendeva la quantità di zucchero desiderata...


Ricordo quando poi si doveva stirare tutto quel mega-bucato (ricordate in quanti eravamo?): due ferri sulla stufa a legna, ferri di ferro, perdonate il bisticcio, e quando uno si raffreddava lo si riposizionava sulla stufa e si prendeva l'altro... e via così, fino alla fine della montagna di panni.
E sulla stufa, quella coi cerhi in ferro, d'inverno si mettevano le bucce d'arance e mandarini: che buon profumo si spandeva per la cucina!


Attaccata alla stufa stava la caldaia: una grossa vasca di metallo piena d'acqua per cucinare, lavare i piatti o fare il bagno.
Il bagno lo si faceva in cucina, ovviamente, l'unica stanza calda della casa, sempre in quei grossi mastelli che erano serviti per il bucato il giorno prima.

 
 

E l'acqua? L'acqua la si andava a prendere alla pompa in cortile, col secchio smaltato di bianco e il bordo blu (ma come faccio a ricordarmi questi particolari.... io, che oggi non ricordo quel che ho mangiato ieri...!); il secchio veniva poi lasciato accanto al lavello in pietra, con un mestolo a forma di tazza che serviva per bere, e tutti si beveva da lì!


Ricordo quando mi mandavano fuori a prendere l'acqua: se la maniglia della pompa era stata lasciata troppo in alto e non ci arrivavo, dovevo prendere uno sgabello lì accanto, ma era una faticaccia, perchè dovevo esercitare una forza incredibile per farla scendere... e io, che son sempre stata un "pulastrin", sbanfavo e sudavo, ma non cedevo io, doveva cedere lei!!!


Poi venne la corrente, il primo frigorifero, la luce elettrica, l'acqua in casa (quale stregoneria è mai questa?) ecc... ecc.... fino al primo televisore, primo e unico, perché la sera ci si trovava tutti insieme a vedere lo stesso programma - nel frattempo la nonna era mancata, noi ci eravamo spostati in un'altra casa sempre nel cortile, lo zio si era sposato ed abitava nella casa della nonna e le due zie, pure loro accasate, nello stesso cortile: praticamente un'unica grande "corte" con le case adiacenti disposte ad ELLE, gli orti sul terzo lato e i "bagni" in fondo (ma ci pensate?).


Un clan, né più, né meno. Era una zona del paese denominata la "Basitalia" ("s" di sole, non di rosa), perché abitata perlopiù da meridionali, e il nostro grande cortile popolato da questa mega-famiglia di origini venete si arrabbiava per questo nomignolo, così come gli abitanti prettamente lomellini. Ma la tradizione è dura a morire.... pensate che ancora oggi quel quartiere viene indicato così....!

E poi ricordo...................
No, basta. Per oggi ho già ricordato anche troppo.
Teniamo qualcosa anche per la prossima puntata.


Rileggendo mi son resa conto d'aver ancora una volta scritto una lenzuolata di roba: mi scuserà l'amico che mi ha rimproverata perché deve prendersi mezza giornata di ferie per leggere i miei post... dai, leggilo a puntate, lo so che avevo promesso che sarei stata meno prolissa.... ma 'un je 'a fo'! Me sbrodolo addosso....!

Spero comunque di non avervi annoiati, e vi auguro una magica serata.


Giusy
postato da: azalearossa1958 alle ore 17:41 | link | commenti (42) webpage | commenti (42) popup
categorie: poesie, ricordi, vita, liberi pensieri, tradizioni, azalea rossa


io sono

Utente: azalearossa1958
Nome: Azalea Rossa
Io sono fiamma, io sono boscaglia secca: e una parte di me consuma l'altra.



amo


I libri, I viaggi, La musica, I vecchi film, La Samp, Il pattinaggio su ghiaccio, Le piante, I gatti e tutti i cuccioli, ... e tutto ciò che unisce.

odio


I reality, I prepotenti, Le persone false, L'invidia, La mania di protagonismo, Chi parla a vanvera, Facebook, ... e tutto ciò che divide.

sto leggendo


********"La custode di mia sorella" di Jodi Picoult******* (letto quest'estate in lingua originale, l'ho amato e lo sto rileggendo ora in italiano)

sto ascoltando


Evanescence; Muse; Linkin'Park

la mia verità


Non sono mai stata pienamente d'accordo con l'altra parte di me. La verità, a quanto pare, sta nel mezzo, tra me e l'altra parte di me.

immagini


Le immagini presenti in questo blog sono prese dalla rete al solo scopo di abbellirlo. Non è mia intenzione offendere o defraudare qualcuno. Se qualche immagine fosse coperta da copyright, segnalatemelo e io la toglierò.

disclaimer


Questo blog non è una testata giornalistica (ah ah ah, mi vien da ridere solo a segnalarlo, ma pare che lo si debba scrivere, così mi consigliano, e così eseguo) ai sensi della legge n. 62, dd 07/03/01.